Camera e Senato hanno approvato martedì 13 ottobre le risoluzioni di maggioranza sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) 2026 e sullo scostamento di bilancio. Alla Camera, la risoluzione sullo scostamento ha ottenuto 219 voti favorevoli e 110 contrari, raggiungendo la maggioranza assoluta richiesta, mentre quella sul Dpfp è passata con 216 sì e 116 no. Al Senato, lo scostamento ha ricevuto 109 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astensioni; il Dpfp è stato approvato con 108 sì, 61 no e 2 astenuti.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in entrambi i rami del Parlamento, ha definito la richiesta di scostamento un passo consapevole rispetto alla linea di prudenza seguita finora. Ha inoltre avvertito che si profilano nuvoloni all’orizzonte, ribadendo l’intenzione di proseguire nel percorso di consolidamento dei conti pubblici. Il ministro ha confermato l’obiettivo di uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo nella prossima primavera, con un deficit previsto al 2,9% del Pil nel 2026. Dopo il voto, ha commentato: “Bene, bene. Abbiamo vinto”.

Voti e posizioni dei gruppi

La risoluzione di maggioranza sul Dpfp impegna il governo a rispettare il percorso programmato della spesa netta e a proseguire il confronto con le autorità europee sulla portata e sulle misure ammissibili nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia. Il testo prevede inoltre interventi nella prossima manovra a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie più vulnerabili e delle imprese, anche attraverso strumenti per la sicurezza energetica e gli investimenti infrastrutturali. Tra i provvedimenti collegati alla legge di bilancio figura il disegno di legge annuale sul mercato e la concorrenza 2026 (A.C. 3120).

Pd, M5s, Avs, Italia Viva e +Europa hanno invece presentato una risoluzione unitaria contraria all’autorizzazione dello scostamento. Nel documento, le opposizioni contestano il piano di riarmo e rilevano che la relazione distribuisce in parti uguali tra energia e difesa l’indebitamento aggiuntivo previsto.

Il dibattito alla Camera si è aperto con una presenza limitata di deputati in Aula, circa una ventina secondo le ricostruzioni della stampa. Prima di lasciare Montecitorio per recarsi al Senato, Giorgetti ha ironizzato sulla scarsa partecipazione con la battuta: “Ma io c’ero”.

Quadro macroeconomico e conti pubblici

Il Dpfp stima una crescita del Pil reale, nello scenario tendenziale, dell’1% nel 2026, dello 0,6% nel 2027 e dello 0,8% sia nel 2028 sia nel 2029. Nello scenario programmatico, le previsioni indicano un aumento dell’1% nel 2026, dello 0,8% nel 2027, dello 0,9% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029.

Le stime tengono conto delle revisioni dei conti nazionali diffuse dall’Istat il 22 settembre, che hanno portato la crescita del Pil all’1,1% nel 2024 e allo 0,6% nel 2025, mentre la crescita già acquisita per il 2026 si attesta allo 0,8%. Il tasso di disoccupazione è atteso al 5,7% nel 2026, mentre l’inflazione misurata dal deflatore dei consumi privati dovrebbe scendere dal 3% del 2026 al 2,3% nel 2027. Le previsioni hanno ricevuto la validazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

Per il 2025, l’Istat conferma un deficit pari al 3,1% del Pil, un debito pubblico al 136,7% e un avanzo primario dello 0,8%. Lo scenario tendenziale prevede un ritorno del disavanzo sotto la soglia del 3% già nel 2026, con una progressiva riduzione fino al 2,2% nel 2029. Il debito dovrebbe invece iniziare a diminuire dal 2028, arrivando al 136,3% nel 2029, dopo un iniziale aumento legato agli effetti di cassa dei crediti edilizi maturati tra il 2020 e il 2024.

Nello scenario programmatico, il deficit è previsto al 3,4% nel 2027, al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Il rapporto debito/Pil dovrebbe salire al 138,5% nel 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029.

Scostamento e clausola di salvaguardia

Lo scostamento è legato all’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per le spese destinate alla difesa e all’energia. La flessibilità richiesta equivale allo 0,3% del Pil per ciascun settore, in ognuno degli anni 2027 e 2028, per un totale di circa 14 miliardi di euro all’anno e 28 miliardi nel biennio.

La richiesta avanzata a settembre ammontava inizialmente a circa 36 miliardi di euro, di cui circa 22 miliardi destinati alla difesa. L’importo è stato successivamente ridimensionato attraverso una riduzione della quota prevista per il comparto militare. Il Dpfp incorpora così una flessibilità complessiva pari allo 0,6% del Pil in ciascuno dei due anni. Escludendo gli effetti della clausola, il deficit programmatico rimarrebbe al di sotto del 3% lungo tutto l’orizzonte di previsione.

L’indicatore della crescita della spesa netta è stimato al 3,3% nel 2027, all’1,7% nel 2028 e allo 0,2% nel 2029. Al netto degli aumenti riconducibili alla clausola di salvaguardia, i valori scendono rispettivamente all’1,9%, all’1,7% e all’1,5%, in linea con le raccomandazioni del Consiglio europeo.

Il governo dovrà ora trasmettere a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio, mentre prosegue il confronto con le istituzioni europee sulla definizione delle spese ammissibili alla clausola. La presentazione della manovra alla Camera è attesa entro il 20 ottobre.

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